La Route 66 non è una singola strada continua: è un mosaico di tratti storici, deviazioni segnate male, centri città attraversati da semafori e strade moderne che ogni tanto la “tagliano”. In 10 giorni si può fare, ma serve un ritmo deciso e qualche scelta netta: poche soste lunghe, tante soste brevi, e notti piazzate dove ha senso guidare la mattina dopo.
Il percorso classico attraversa 8 stati da Chicago a Los Angeles/Santa Monica, con un micro-tratto in Kansas. La parte più faticosa non sono i chilometri: sono le continue tentazioni di fermarsi ogni 20 minuti tra diner, insegne al neon, ponti, vecchie stazioni di servizio e “ghost town” ancora abitate.
Quando andare: scegliere il caldo giusto, non il caldo massimo
Il periodo più equilibrato, per la maggior parte delle persone, è tra fine aprile e inizio giugno e tra metà settembre e metà ottobre. Hai giornate lunghe, temperature in genere gestibili e meno rischi di code e prezzi impazziti rispetto ai picchi estivi.
Estate (giugno–agosto): è il momento più “facile” per orari e disponibilità, ma può diventare fisicamente pesante tra deserti dell’Arizona e California interna. In più, i prezzi di hotel e auto salgono e alcune soste a mezzogiorno non sono piacevoli.
Inverno: fattibile solo se accetti variabili reali (neve e ghiaccio nel Midwest, giornate corte, qualche attrazione con orari ridotti). Se hai solo 10 giorni e vuoi guidare tanto, non è la stagione più indulgente.
Come arrivare e come impostare il noleggio auto
La logica più semplice è volare su Chicago e ripartire da Los Angeles. Quasi sempre conviene prenotare un one-way (ritiro in una città, riconsegna in un’altra) accettando il sovrapprezzo, perché ti evita di “bruciare” giorni tornando indietro.
Per la Route 66 un’auto comoda vale più di un’auto “bella”: sedili, aria condizionata affidabile, e spazio per bagagli che non restino al sole. Se siete in due con valigie grandi, spesso una berlina media è più sensata di un’auto piccola. Se siete in tre o quattro, meglio salire di categoria per non trasformare ogni sosta in un trasloco.
Per un ripasso pratico su documenti, coperture e trucchi per non pagare due volte la stessa assicurazione, puoi usare questa guida interna: Patente italiana negli USA: cosa portare e cosa sapere prima di noleggiare.
Cosa mettere in valigia (davvero utile su questa tratta)
La Route 66 è un viaggio “a strati”. Anche in stagioni miti, passi da mattine fresche sul lago Michigan a pomeriggi secchi nel New Mexico, fino a serate ventilate sulla costa in California.
- Giacca leggera e uno strato caldo (pile o maglia) per mattine e aria condizionata forte in diner e motel.
- Scarpe comode: molte soste sono brevi ma su asfalto caldo, ghiaia o marciapiedi rovinati.
- Occhiali da sole e crema: nel Southwest il sole “picchia” anche quando l’aria non sembra rovente.
- Power bank e cavo lungo: tra navigazione e foto, il telefono lavora tutto il giorno.
- Piccola borsa frigo: acqua sempre a portata di mano, soprattutto tra Texas, New Mexico e Arizona.
Itinerario Route 66 in 10 giorni (con distanze realistiche e soste sensate)
Giorno 1: Chicago (Illinois) – partenza “vera” dal Loop
Il primo giorno serve a entrare nel ritmo. Chicago è grande e densa: se arrivi da un volo lungo e pensi di “fare tutto”, ti ritrovi a correre. Io la imposterei così: mattina o primo pomeriggio tra Millennium Park e lungolago, poi sali su un punto panoramico se il cielo è pulito (la differenza si vede subito), e chiudi con una camminata nel Riverwalk quando le luci si accendono e l’aria cambia.
Se vuoi una partenza simbolica, cerca un riferimento alla Route 66 in città e scatta la foto “di rito”, poi però rientra su cose concrete: cena presto e sonno. Domani si guida.
Giorno 2: Chicago → Springfield (Illinois) – 320 km circa, 3h30–4h
Uscire da Chicago al mattino presto ti evita traffico e parcheggi costosi. Lungo la strada, una sosta a Pontiac funziona bene per entrare nell’immaginario Route 66: murales, piccole collezioni, insegne. Arrivando a Springfield il filo conduttore diventa Lincoln: casa, quartieri storici, atmosfera da città di provincia americana dove la sera si spegne presto.
Giorno 3: Springfield (IL) → St. Louis (Missouri) – 160 km circa, 2h
È una tappa corta, utile per respirare. Arrivare a St. Louis con tempo ti permette di non comprimere tutto in due ore. Il Gateway Arch ha senso con una prenotazione anticipata se vuoi salire: quando è affollato, l’esperienza perde fluidità. La sera, il centro e il lungofiume hanno un passo diverso rispetto all’Illinois: più urbano, più “di passaggio”.
Giorno 4: St. Louis → Springfield (Missouri) – 350 km circa, 3h30–4h30 con soste
Qui iniziano le soste Route 66 “da cartolina”: vecchie stazioni di servizio, tratti storici, piccoli musei improbabili e posti che sembrano messi lì apposta per una foto rapida. In Missouri puoi valutare Meramec Caverns se ti piace l’idea di spezzare la guida con qualcosa di diverso. Arrivare a Springfield (MO) in tempo per una cena semplice è già un buon risultato: domani si entra in Oklahoma.
Giorno 5: Springfield (MO) → Tulsa (Oklahoma) – 290 km circa, 3h30
È una giornata che scorre, ma ha un paio di soste che restano in testa. Il tratto di Kansas sulla Route 66 è breve, quasi un dettaglio, ma proprio per questo vale: ti ricorda quanto questo viaggio sia fatto di frammenti. Arrivando verso Tulsa, se hai ancora energie, il centro ha una vita serale più presente di quanto ci si aspetti lungo una “strada leggendaria”.
Giorno 6: Tulsa → Oklahoma City – 170 km circa, 2h (più deviazioni)
Giornata leggera di guida, perfetta per mettere dentro una deviazione senza stressarti. Lungo la Route 66 ci sono stop rapidi come la Blue Whale a Catoosa, e poi l’arrivo a Oklahoma City con il cambio di scala: quartieri più larghi, parcheggi più facili, e la zona di Bricktown che funziona bene per camminare la sera senza complicazioni.
Giorno 7: Oklahoma City → Amarillo (Texas) – 420 km circa, 4h–4h30
Qui senti davvero la distanza. Si entra nel Texas “di strada”, con orizzonti lunghi e soste che diventano un modo per restare svegli. Cadillac Ranch è una tappa veloce e molto fotografata: se arrivi in una fascia oraria meno comoda, te la godi di più. Amarillo è una città di passaggio, quindi scegli un alloggio facile da raggiungere e con parcheggio semplice.
Giorno 8: Amarillo → Santa Fe (New Mexico) – 460 km circa, 4h30–5h
È una delle giornate più “pulite”: tanta guida, luce secca, e l’ingresso nel New Mexico che cambia colori e materiali. Se hai tempo, una sosta a Tucumcari regala quell’estetica Route 66 fatta di murales e insegne. A Santa Fe l’atmosfera è diversa: più alta, più fresca la sera, e con un centro che si gira bene a piedi. Se arrivi tardi, non forzare: una passeggiata breve e basta.
Giorno 9: Santa Fe → Flagstaff (Arizona) – 620 km circa, 6h–7h con soste
È la tappa più impegnativa del viaggio in 10 giorni. Se vuoi inserirci il Petrified Forest, calcola che non è “una sosta al volo”: è un parco, con strade interne e punti panoramici. Vale, ma solo se parti presto. Flagstaff è una scelta intelligente per dormire: altitudine, aria più fresca, e posizione perfetta per gestire Grand Canyon o tratti storici verso Williams e Seligman senza aggiungere stress.
Giorno 10: Flagstaff → Los Angeles (California) – 740 km circa, 7h30–9h (senza Grand Canyon)
Questa è la giornata che decide se il viaggio resta piacevole o diventa una maratona. Se vuoi vedere il Grand Canyon, devi essere onesto: o lo fai all’alba (con partenza molto anticipata), oppure lo lasci per un viaggio diverso. In alternativa, puoi tenere la Route 66 storica verso Seligman e Kingman, poi scendere verso la California e puntare Santa Monica Pier per la foto finale. L’arrivo a Los Angeles, con traffico e tempi imprevedibili, è l’ultimo ostacolo: meglio avere un margine e non programmare una cena “a orario”.
Dove dormire: scelte pratiche (e cosa guardare davvero negli hotel)
Su un itinerario così, la priorità è parcheggio, accesso facile dalle strade principali e una camera che ti faccia riposare. Il romanticismo del motel “storico” è bello, ma se diventa scomodo ogni sera, ti stanca più della guida.
Chicago: Loop, River North o vicino a un parcheggio comodo
Se vuoi muoverti a piedi, Loop e River North sono le aree più pratiche. Se invece vuoi risparmiare, valuta zone un po’ più esterne ma con accesso rapido alle arterie per uscire la mattina.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a ChicagoSt. Louis: Downtown se vuoi camminare, altrimenti accesso autostradale
Downtown è comoda per Arch e lungofiume, ma non sempre è la scelta più rilassante. Se preferisci una notte semplice, scegli un hotel con parcheggio e uscita rapida al mattino.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a St. LouisOklahoma City: Bricktown per la sera, Midtown per un ritmo più tranquillo
Bricktown è pratica se vuoi cenare a piedi. Midtown è spesso più silenziosa, ma resta vicina. In entrambi i casi, controlla bene costi di parcheggio e accessi.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a Oklahoma CitySanta Fe: centro se vuoi atmosfera, fuori dal centro se vuoi praticità
Santa Fe è più piccola e si gira bene. In centro paghi di più ma sei dentro l’atmosfera; fuori centro spendi meno e parcheggi più facilmente.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a Santa FeFlagstaff: base perfetta per aria fresca e tempi sensati
È una delle notti più utili dell’itinerario: quota più alta, clima spesso migliore e posizione strategica. Scegli un posto con check-in semplice: arrivi dopo una giornata lunga.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a FlagstaffLos Angeles: scegliere la zona in base a cosa farai dopo
Los Angeles non è “una città”: sono distanze. Se il finale per te è Santa Monica, dormire a ovest ha senso. Se devi ripartire subito, valuta la zona più comoda per aeroporto e tempi reali di traffico.
Vedi le migliori soluzioni dove dormire a Los AngelesCosti indicativi: quanto mettere a budget (senza illusioni)
Il costo dipende soprattutto da tre cose: auto, hotel e stagione. In 10 giorni, con una coppia che divide spese, una stima realistica spesso sta in questi range (valori indicativi, da verificare sulle date):
- Auto a noleggio one-way: variabile, spesso la voce più imprevedibile. Incidono categoria, assicurazioni e costo di riconsegna in altra città.
- Carburante: dipende dal veicolo e dai tratti extra; la Route 66 “vera” è piena di deviazioni che sommano chilometri.
- Hotel: in media tra 1 e 2 notti possono costare molto più delle altre (Chicago e Los Angeles, spesso).
- Parchi e attrazioni: se inserisci parchi nazionali, valuta l’idea di un pass se ti conviene (in base al numero di ingressi).
- Cibo: si può spendere poco, ma lungo la strada le soste “iconiche” spingono a ordinare più del necessario.
Per un quadro completo delle voci di spesa, con range aggiornati e cosa incide davvero, puoi leggere questo approfondimento interno: Costi di un viaggio negli USA: guida al budget, voce per voce.
Consigli pratici che cambiano la giornata
Parti presto nei giorni lunghi: la Route 66 è fatta di luce. Se inizi alle 10, arrivi al buio e perdi metà del senso del viaggio.
Programma solo 2–3 soste “obbligate” al giorno. Il resto lascialo libero: ti capiterà un diner che funziona, una stazione di servizio con insegna al neon, un tratto storico che vuoi rifare lentamente.
Parcheggi e check-in: controlla sempre le condizioni dell’hotel. Pagare parcheggi ogni notte, senza accorgertene, sposta il budget più di una singola attrazione.
Acqua in auto: nel Southwest non è un dettaglio. Soprattutto se fai soste su asfalto o in aree poco ombreggiate.
Errori da non fare (soprattutto con soli 10 giorni)
Inserire Grand Canyon “a forza” nell’ultimo giorno senza calcolare tempi reali. Se vuoi vederlo bene, serve spazio e orari giusti.
Cambiare hotel ogni notte senza criterio. Alcune notti hanno senso come base strategica (Flagstaff è l’esempio classico).
Guidare troppo tardi. Arrivare alle 23 dopo ore di strada ti rovina la mattina dopo, e in un itinerario breve ogni mattina conta.
Fare affidamento su un unico tratto “storico”. A volte è chiuso, deviato o poco segnalato: la Route 66 funziona quando accetti che sia un percorso elastico.
Se vuoi chiudere la Route 66 con la sensazione di averla attraversata davvero, l’obiettivo non è fermarsi ovunque: è scegliere bene dove rallentare e dove, invece, guidare senza sensi di colpa. Arrivare a Santa Monica con ancora energie è parte del viaggio.

Scopri di più da Viaggio in USA .IT
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.